CALA SISINE - CALA LUNA (variante costiera)

"Sulle Tracce del Selvaggio Blu" sentiero Agostino Sogos


Si tratta di un Trekking nella Sardegna centro orientale che, passando nello splendido entroterra di BAUNEI, in un ambiente suggestivo ed ancora fondamentalmente integro sotto l'aspetto ecologico e a contatto con una natura di straordinario interesse, ove è ancora possibile ritrovare quasi intatti i resti di una storia antichissima, unisce costeggiando il mare le bellissime spiagge di Cala Sisine e Cala Luna. Questo itinerario, ritenuto da molti di difficile realizzazione vista la morfologia del terreno, vuole rappresentare l’esperienza diretta alla conoscenza di un territorio solitario e isolato vissuta con entusiasmo da un gruppo di amici in memoria di Agostino, tragicamente scomparso nell’estate del 1997 ed unito a noi, oltrechè da un’incrollabile amicizia, dalla grande passione per l’escursionismo e l’arrampicata sportiva.



Luogo del Trekking: Sardegna, Golfo di Orosei, Comune di Baunei, Provincia Ogliastra.
Itinerario: Cala Sisine - Cala Luna sulle tracce del Selvaggio Blu...!!!
Località di partenza:
Spiaggia di Cala Sisine
Località di arrivo: Spiaggia di Cala Luna
Sviluppo: 7 km circa (percorribili anche in senso inverso)
Tempo di percorrenza: 6 ore
Difficoltà: EE (Escursionismo E
sperti)
Dislivello: ­ 576 m in salita - 576 m in discesa

Segnavia: Bolli di vernice verdi, omini di pietra
Periodo consigliato: Primavera
e Autunno
Punti di appoggio: Posto di ristoro di Cala Sisine e Posto di ristoro di Cala Luna
Cartografia: I.G.M. 1: 25000  Foglio 517 sezione I Cantoniera Genna Silana, Foglio 500 sezione II Dorgali


AMBIENTE NATURALE:
La parte terminale del Supramonte di Baunei, è un vasto massiccio calcareo-dolomitico, costituito da alte falesie strapiombanti sul mare, interrotte ogni tanto da profonde valli (codule) ricche di grotte, archi e guglie che terminano con bellissimi arenili (cale) come quelli descritti nell’itinerario. La vegetazione rigogliosa, è costituita prevalentemente dalla macchia mediterranea, da ginepri secolari, roverelle, carrubi, lecci, corbezzoli e da altri numerosi endemismi. In primavera si può assistere alla fioritura dei cisti dai fiori bianchi o rosa, delle ginestre gialle, delle euforbie, delle ferule, degli asfodeli e del giglio di mare. Lungo i sentieri essenze come il timo, rosmarino, lavandula, alloro, mentastro, lentisco emanano profumi intensissimi e contribuiscono a rendere l’ambiente variopinto. La fauna anch’essa ricca e varia è costituita da cinghiali, mufloni, volpi, nonché da numerosi uccelli predatori come il falco della Regina, il falco pellegrino, il gheppio e la poiana ed altri comuni volatili come rondini, taccole, ghiandaie, gabbiani ed il singolare Assiolo (sa tonca in sardo) che di notte, con ritmico ululo scandisce i minuti e si unisce al rumore leggero della risacca del mare.


"Bianco Calcare, Strapiombi sul Mare,
Luogo Selvaggio, Dolce Pensare,
Intensi Profumi, Qui Solo Puoi Sentire....
C'era un Sentiero Che Volevi Seguire,
Mentre Cammino Ti Penso Vicino,
Guardo Lontano Vedo Un Gabbiano,
Cullato Dal Vento Ora Ti Sento,

Camminare Al Mio Fianco Nell'Impervio Sentiero.....!!!" (Sergio Fancellu)



E’ questo il meraviglioso ambiente naturale denominato Golfo di Orosei, che le dolci parole di questa poesia descrivono in modo sublime. Su questo tratto di costa della Sardegna Orientale, che va da Santa Maria Navarrese a Cala Gonone, la natura ha creato un angolo di paradiso ancora incontaminato, in cui è possibile provare indescrivibili emozioni. Emozioni che non ci hanno mai abbandonato, nonostante i nostri primi passi lungo i suoi antichi ed arditi sentieri risalgano ai primi anni '90. La grande passione per quest'angolo di Sardegna, l'amore per la sua natura selvaggia e severa, contribuì a far nascere in noi il desiderio di lasciare una traccia del nostro passaggio, per chi fosse venuto dopo. La nostra attenzione si concentrò sul tratto di costa che va da Cala Sisine a Cala Luna, attualmente collegate con una bellissima mulattiera, che si spinge verso l'interno passando per la Punta Onamarra (622 m s.l.m.) e la Valle Lopiro. L'idea di collegare le due Cale ad una quota altimetrica più bassa, rispetto all'itinerario su citato, unendo tratti dismessi di sentieri e mulattiere esistenti, venne al nostro caro amico Agostino, la cui prematura e tragica scomparsa nell'estate del 1997, ha lasciato un vuoto incolmabile nelle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Inoltre, secondo le intenzioni di Agostino, la realizzazione di un sentiero basso che collegasse le due Cale, sarebbe stato l'ideale epilogo del bellissimo itinerario costiero denominato "Selvaggio Blu", rimasto inconcluso proprio sul tratto che va da Cala Sisine a Cala Luna. Tra i mesi di Giugno e Settembre '96, unendo l'utile al dilettevole, percorremmo più volte il tratto di costa tra le due cale a bordo dei battelli che trasportano i turisti. Fotografammo sistematicamente l'intero tratto costiero nei minimi particolari, operazione che ci consentì di ricostruire sulla carta l'itinerario più probabile e più logico. Con l'ausilio delle carte IGM e della documentazione grafica da noi realizzata, il 28 settembre '96 rompemmo gli indugi e sostenuti dalla grande passione per quest'angolo di Mediterraneo, iniziammo l'esplorazione della zona, procedendo da Cala Luna verso Cala Sisine. Pur con una certa difficoltà, a causa della fitta vegetazione e la mancanza di punti di riferimento certi, riuscimmo a percorrere un buon tratto di costa e a collegare i resti di antiche mulattiere, fermandoci soltanto a ridosso di un primo ed ampio vallone. Il 17 ottobre '96, ripercorremmo parte dell'itinerario e continuammo l'esplorazione della parte iniziale, lasciando sul posto i classici omini di pietra per tracciarne il percorso. L'anno seguente trascorse, senza che si riuscisse a continuare l'esplorazione del rimanente tratto costiero, la morte di Agostino ci fece perdere l'entusiasmo e la voglia di proseguire quanto da lui ideato. La forte passione e la testardaggine di Bastiano, che lo portarono ad esplorare solitario quelle balze abbacinate dal sole, ci riportò tutti insieme in questo tratto di costa all'inizio del 1998. Nel corso delle prime esplorazioni, la difficoltà più ardua fu quella di superare un grande vallone, evitando il più possibile di risalire ad una quota elevata o di dover utilizzare le corde per poter scendere o risalire le sue grandi falesie. La scoperta di un unico punto transitabile a piedi, realizzato dai pastori e completamente occultato alla vista di possibili passanti, consentì l'esplorazione completa del successivo tratto boscoso a ridosso di Cala Sisine. Sostenuti dal ricordo dell'amico scomparso e grazie anche all'aiuto degli amici Sergio Fancellu, Antonio Pinna, Franco Murru e Salvatore Fadda, dopo cinque mesi di continue e faticose uscite, siamo riusciti a tracciare un sentiero che, costeggiando il mare ad una quota media di 180 m s.l.m. unisce Cala Sisine con Cala Luna. Un’ulteriore esplorazione è stata compiuta all'interno dei numerosi valloni che finiscono a mare, nella vana speranza di trovare sorgenti idriche, purtroppo l'unica possibilità di reperire dell'acqua lungo il percorso è ridotta all'eventuale stillicidio di una piccola grotta, distante pochi metri dal percorso e identificata dalla quota 150 m s.l.m. lungo il vallone di Girove Longu. Vana è stata anche la ricerca di possibili insediamenti di pastori, infatti, non abbiamo trovato traccia dei bellissimi ovili in pietra (pinnetos o cuiles) che troviamo sparsi lungo tutto il Supramonte. L'obiettivo di percorrere un sentiero che unisse le due Cale il più possibile vicino al mare, riteniamo sia stato raggiunto nel modo più logico possibile, anche se non sta certamente a noi giudicare la bontà di quanto fatto. Sarà ora difficile, resistere alla tentazione di tuffarsi nelle smeraldine acque che bagnano Punta dei Lastroni e una volta distesi sulla sabbia, ripercorrendo il sentiero con il volo del gabbiano, ci accorgeremo che non siamo mai stati soli, perché Agostino era sempre insieme con noi.


DESCRIZIONE DELL'ITINERARIO:

Sinora la possibilità di raggiungere Cala Luna da Cala Sisine, era legata ad un'antica mulattiera (tracciata dal Club Alpino Italiano e ristrutturata per una buona parte dal Comune di Baunei) che spingendosi nell'entroterra sino al solco vallivo di Badde Lupiru, permette di aggirare le difficoltà di un percorso costiero. Rilevabile sulle carte I.G.M. tale sentiero raggiunge prima Cuile Irove Longu, splendido esempio di arcaica architettura pastorale (erroneamente indicato sulla carta come Cuile Saccederano), poi transita sotto Punta Onamarra per poi discendere Badde Lupiru, costeggiando Sedda Eranu e il grandioso arco naturale denominato S'Architteddu Lupiru, sino a risalire il costone di Su Masongiu, bastione naturale della sottostante Cala Luna. L'itinerario da noi individuato, ha invece uno sviluppo di circa 7 km da Cala Sisine a Cala Luna, con superamento di 576 metri di dislivello in salita e altrettanti in discesa, e può essere eseguito anche in senso inverso. Il percorso si propone ad un escursionista esperto ed avvezzo a confrontarsi con i sentieri del Supramonte, considerato che il tempo di percorrenza è di circa 6 ore. Inoltre, è necessaria una buona capacità di coordinamento delle indicazioni fornite con la lettura delle indispensabili carte topografiche I.G.M. 1: 25000, Foglio 517 sezione I Cantoniera Genna Silana, Foglio 500 sezione II Dorgali, dell'altimetro e della bussola. Dovendo attraversare una vasta regione completamente disabitata, potrebbe risultare oltremodo pericoloso avventurarsi senza le dovute precauzioni e senza conoscerne il territorio. Nei periodi più caldi è utile non lesinare con la scorta dei liquidi, poiché lungo il percorso non c'è traccia di acqua, e la stessa è reperibile soltanto in particolari grotte come Sa Cattedina, ubicata però presso Sedda Eranu e quindi fuori dalla zona da perco rrere, oppure presso eccezionali risorgive come quella di Bacu Sa Ena, affluente della Codula di Sisine, anch'essa molto lontana dal percorso. Per arrivare all'itinerario che andremo a descrivere, si sale dall'abitato di Baunei per strada asfaltata sino all'altipiano del Golgo, da qui una sterrata disagevole ci condurrà dalla Chiesa campestre di San Pietro per almeno dieci chilometri all'interno della Codula di Sisine, le cui imponenti pareti raggiungono i 600 metri di altezza a Serra Ovara. Dal punto in cui si lascia l’autovettura, occorre poco più di un'ora per pervenire alla bellissima spiaggia di Cala Sisine, dominata dai grandiosi contrafforti di Punta Plumare, considerata una delle più alte falesie del Mediterraneo a picco sul mare. A Cala Sisine, ci accolgono le strutture del punto ristoro in funzione soltanto nel periodo estivo, la cui gestione è affidata ad una cooperativa di Baunei. Tarato l’altimetro, si segue il sentiero che si sviluppa dietro i ruderi di un'ex dispensa (indicata sulla carta dell’I.G.M.) e si percorrono per il primo tratto, i tornanti della mulattiera evidenziata dal C.A.I. Giunti ad un bivio a quota 175 m s.l.m. (segni di vernice verde e alcune pietre sugli alberi indicano l’imbocco del sentiero dedicato ad Agostino) (vedi cartina allegata) si abbandona la mulattiera e si prosegue su una traccia di sentiero lungo la costa, salendo progressivamente fino a quota 240 m s.l.m. ove, tralasciando un'evidente mulattiera che risale verso l'interno, si continua attraversando in discesa una valletta affluente di Girove Longu. Tra secolari e contorti ginepri fenici, si arriva su una panoramica sella rocciosa (quota 200 m s.l.m.), posta sulla parte terminale della lama di roccia che precipita verso il mare sbarrandoci il passo. Una cengia rocciosa ci guida verso l'interno (direzione ovest) costringendoci a scendere sul letto di Girove Longu, fino ad arrivare ad un’evidente piazzola di carbonai, da qui, si prosegue sulla sinistra idrografica e si scende verso il mare per cenge rocciose fino ad una quota di 100 m s.l.m. Voltandoci indietro verso la sella rocciosa, notiamo un caratteristico pinnacolo roccioso, la cui forma unita al candido colore, ricorda un enorme pupazzo di neve. Arrivati in prossimità della falesia a mare, si riprende un'antica mulattiera che con un percorso parallelo alla costa (quota 140 m s.l.m.), ci porta all'interno di un bosco di leccio e cedro liccio, che sovrasta il torrione terminale della dorsale rocciosa denominata Schina Interrattas (indicata sulla carta dell’I.G.M. alla quota 323 m s.l.m. nel punto più alto). Si attraversa in costante discesa questo splendido bosco che ammanta il tratto terminale di Girove Mannu, costeggiando grandi pareti ricche di anfratti e piccole grotte, sino ad arrivare ad un passaggio obbligato a quota 90 m s.l.m. circa posto tra due enormi torri calcaree indicate sull’I.G.M. con le quote 185 e 127 m s.l.m. da dove si domina il profondo e stretto impluvio di Codulone Ozzastros (toponimo in dialetto Baunese non segnalato in cartina). Qui, una tortuosa mulattiera ci permette di scendere sul letto del canyon di Codulone Ozzastros (la testata di questo vallone è indicato sulla carta I.G.M. col toponimo di Sos Girovinos), racchiuso tra precipiti e alti strapiombi e apparentemente invalicabili. Seguiamo il letto di questo paleo-fiume verso il mare, superando con l'ausilio di un tronco di ginepro un piccolo salto, si arriva dopo pochi passi all'unico punto in cui è possibile uscire dalla forra alla quota di 30 m s.l.m. Intuendo sulla sinistra idrografica una traccia lasciata dalle capre, si risale su una forte pendenza, giungendo subito ad un angusto passaggio costruito dai pastori e sbarrato con dei rami per non fare passare le capre, forse antico confine tra zone di pascolo. Dopo averlo superato, si prosegue in direzione est per cercare di mitigare, con dei tornanti, la forte pendenza resa più disagevole dall'instabilità del ghiaione che stiamo risalendo. Si continua a salire, seguendo i segni verdi lasciati sul posto, fino ad arrivare ad un’evidente sella, la cui quota è di circa 170 m s.l.m., lasciati alle nostre spalle i resti di un antica capanna in pietra, rinveniamo una mulattiera che intercetta a quota 200 m s.l.m. una splendida franata, che percorriamo verso il mare per poi seguire stretti tornanti all'interno della gola che proviene da Punta Onamarra. Questa gola è conosciuta con il nome di Bacu Maseduoe (toponimo non segnalato in cartina). Una volta sul fondo della gola quota 180 m s.l.m., si risale verso l'interno del dirupo fino ad intercettare l'unico punto di risalita che, giungendo fino alla base di grandi pareti e transitando sotto una grotta utile per un eventuale bivacco (quota 250 m s.l.m.), ci consente di arrivare dall'altra parte. Subito dopo la grotta, si ridiscende verso nordest la sella che separa questo solco ciclopico da quello successivo che diparte da Sedda Eranu sino ad un terrazzo panoramico alla quota 205 m s.l.m. punto ideale per una sosta. Il cammino riprende addentrandosi tra macchia e boscaglia in Su Irove ‘e Escorianna (toponimo in dialetto Baunese non segnalato in cartina) perdendo lentamente quota, si arriva su uno sperone roccioso (quota 180 m s.l.m.) e si supera agevolmente questa gola ricca di ripari sottoroccia, con tracce di remota frequentazione umana (quota 210 m s.l.m.). Proseguendo ad una quota costante, si oltrepassa un piccolo ceduo di lecci e corbezzoli, che sta lentamente riconquistando lo spazio sottrattogli dalla scure dei carbonai, che all'inizio di questo secolo, hanno spogliato queste lande dal loro originale manto boschivo, lasciandoci in pegno una fitta rete di tratturi che nella parte sopravvissuta al dissesto idrogeologico ed alla parziale ricrescita del bosco, costituisce ancora l'ossatura per spostarsi al suo interno. All'uscita del bosco, quota 240 m s.l.m. si risale leggermente per proseguire sino a perdere progressivamente quota in corrispondenza di una valletta, con lo sguardo che spazia sul mare sottostante, le cui propaggini estreme sono Orosei e Capo di Monte Santo, entrambi ben visibili. Si discende dentro la piccola valle seguendo una ripida franata sino a ritrovare il sentiero a quota 150 m s.l.m. si prosegue lungo la costa a quota 170 m s.l.m. si scavalca un altro piccolo letto di scorrimento idrico e si attraversa in orizzontale un rigoglioso cisteto, punteggiato da piramidali ginepri (quota 120 m s.l.m.). Ci troviamo ora, ad aggirare ad est le pendici di Punta Is Giroves (quota 120 m s.l.m.) immersi nella macchia mediterranea, per poi ridiscendere a Badde Lupiru in direzione ovest, sul punto indicato sulla carta dell’I.G.M. a quota 99 m s.l.m. ci si raccorda al preesistente sentiero che con ripidi tornanti, ci porta prima sul costone di Su Masongiu (quota 120 m s.l.m.), e poi scende a Cala Luna.

NOTIZIE UTILI:

a) Come arrivare: Il Comune di BAUNEI, si raggiunge con l'auto o con i mezzi pubblici percorrendo la S.S. 125 Orientale Sarda.
b) Quando andare: Il sentiero è percorribile preferibilmente nei mesi primaverili da Marzo a Maggio, oppure alla fine della stagione estiva da Settembre a Novembre.
c) Attrezzatura ed equipaggiamento: Considerato che si cammina su un terreno carsico, ricco di spuntoni e sfasciumi di roccia, è necessario calzare dei buoni scarponi da trekking. Evitare di portare calzoni corti, a causa della folta vegetazione spinosa. Portarsi dietro almeno due o tre litri d'acqua.
d) Difficoltà: La zona di territorio attraversata è completamente disabitata, le uniche tracce di presenza umana sono legate alla stagione della caccia o al passaggio delle capre. Vista la severità del percorso e la difficoltà nell'orientarsi, il sentiero è tracciato con dei piccoli punti di vernice verde e omini di pietra.
e) In caso di emergenza: Lungo il percorso è possibile trovare riparo in due piccole grotte.
f) Pernottamento: Sia Cala Luna sia Cala Sisine, sono dotate di un punto ristoro, aperti soprattutto durante la stagione primaverile ed estiva.
g) Cartografia: L'itinerario è individuabile con l'aiuto della cartografia dell’I.G.M. in particolare con le carte IGM Foglio 517 sezione I Cantoniera Genna Silana, Foglio 500 sezione II Dorgali, la vecchia Tavoletta del 1959 Foglio 208 IV SE Grotta del Bue Marino oppure con Baunei Sentieri carta escursionistica pubblicata a cura del Comune di Baunei.
h) Informazioni: Per informazioni sui percorsi rivolgersi a: Roberto MANCONI tel. 3495535624 e-mail robertomanconi@yahoo.it Francesco FADDA tel. 3478561593 e-mail mary.gio@tiscalinet.it


TERMINI RICORRENTI:
Cuile, Pinnettu o Barraccu: Ovile. Tipico rifugio del pastore di capre, a forma conica con un basamento circolare in pietra calcarea, le pareti fatte con tronchi e corteccia di ginepro e la sommità spesso chiusa da una pietra piatta. Oltre a dimora del pastore, fungeva da luogo in cui si svolgevano tutte le fasi di lavorazione e trasformazione del latte in formaggio. E’ un elemento caratteristico del panorama del Supramonte, testimonianza della millenaria attività pastorale;
Mulattiera: antico sentiero per lo più distrutto e nascosto dalla vegetazione, costruito alla fine del 1800 dai carbonai per consentire il taglio dei boschi, la fabbricazione e il trasporto del carbone fino alla costa . Costruita con massicciate in pietra, era larga tanto da consentire il passaggio di due muli carichi e in certi casi di una carretta. Ovunque sono ancora visibili i caratteristici spiazzi rotondi delle carbonaie, come pure le colchere in pietra per la fabbricazione della calce.
Iscalas ‘e fuste: ardite rampe artificiali realizzate dai pastori per facilitare il superamento di brevi salti di roccia o esili cenge, costituite da un intreccio di rami e tronchi di ginepro opportunamente legati tra loro e conficcati in piccoli buchi delle pareti rocciose.
Carbonaia: spiazzo generalmente circolare costruito con riporto di terra e massicciata intorno, realizzato in passato dai carbonai, adibito e utilizzato per la fabbricazione sul posto del carbone da legna.
Bacu: canalone, gola scavata da un fiume ormai secco;
Bruncu (Fruncu, Runcu): punta, cima, vetta. Indica zone sommitali delle montagne;
Cala: spiaggia. Insenatura marina molto aperta, con acque poco profonde;
Codula: gola, canyon; Gutturu: gola; Girove (Ghirove): bosco;
Colchera: struttura in pietra per la produzione della calce;
Dispensa: piccolo edificio che fungeva da base logistica dell’attività dei carbonai;
Funtana: fontana, sorgente;
Genna (Ianna): indica i passaggi, i valichi di montagna.